Pubblicato in: AICE, blog, caffè, Correttezza, Cultura, EPILEPSY FOUNDATION, epilessia, Epilessia, facebook, giornalismo, Giornata Mondiale contro le Epilessie, LICE, Loiano, Milano, Onestà, povertà, Purple Day, scienza, sito svevanet, Stupidità, Sveva Stallone, Valle d'Aosta, World Epilepsy Day

Curare l’epilessia in Emilia-Romagna: “anni di ca@@te tipo isola felice”…


Da tre giorni sto cercando di fissare una visita di controllo per cambiare la terapia degli antiepilettici.

Per le cure a lungo termine, infatti, occorre cambiare terapia ogni due o tre anni: questo perché il corpo non si abitui, gli altri organi non ne abbiano a soffrire eccessivamente e dato che ci sono nuovi antiepilettici più leggeri, meglio passare a questi.

INIZIANO LE CHIAMATE SU MARTE

Dopo la prima visita al Bellaria, con l’epilettologo di turno e a seguito degli esami richiesti ho cercato – come consigliato – di mettermi di nuovo in contatto con il Centro delle Epilessie del Bellaria. Come chiamare su Marte: anzi, no. Su Marte avrei avuto un leggero ritardo, ma la base mi avrebbe risposto di sicuro.

Risultato: mi trovo con una terapia già scalata, senza quella in subentro, con la medicina che scalo che – nonostante sia ormai al limite – fa più danni che altro.

L’ESENZIONE PER PATOLOGIA

L’esenzione per patologia mi ha sempre assicurato le cure migliori, in Lombardia e in Valle d’Aosta (dove ho vissuto in precedenza). Come tutti i portatori di patologie ho, infatti, diritto agli esami e alle visite, così come ai medicinali, senza dover pagare (morirò con l’epilessia, sapete cosa vuol dire continue visite, esami, medicine per tutta la vita?).

Ho però scoperto che in Emilia – Romagna, dove abitiamo da un paio di anni, se proprio desidero essere visitata nuovamente posso farlo al modico prezzo di 170€ (come seconda visita dallo stesso epilettologo di cui sopra). Sarà per quello che al Bellaria non risponde più nessuno?

Thanks to: Isola Posse All Stars per il testo “Stop War!” (Album Stop al panico! 1991), da cui ho preso una strofa:

https://youtu.be/zlMFhW9v21w

Sveva Stallone, giornalista (ampiamente ignorata) con epilessia

Buon 2020, con un po’ di ritardo e una casa da finire


Salve, svevanettiani e affini. Sono in ritardo con gli auguri di quest’anno, perché in qualche settimana abbiamo fatto trasloco da Châtillon a Loiano – come previsto, abbiamo gettato basi per collaborazioni sul nuovo territorio scoprendo che le persone positive c’erano e bisognava solo stimolare un po’ la loro fuoriuscita (la mia proverbiale polvere di stelle alla Trilly ha fatto il suo dovere, vado in giro con i cuoricini negli occhi, pronta a smentire ogni parola del post precedente. Evviva la positività e l’ottimismo!) e forse due o tre degli sfortunati haters incontrati ahimè anche a Loiano, hanno scoperto di avere vita “difficilerrima”.

Dunque o prodi scaricatori di scatole, avviluppatori di chilometri di nastro adesivo, imballatori di ogni ammennicolo, alla fine siamo arrivati e tra sei giorni conteremo ben un mese alla nostra definitiva discesa in queste lande.

Cosa mi ha colpito nello specifico? Fatemi pensare: fa freddo, ma vedo sempre la luce e il sole da mane a sera, si beve un buon caffè, gli affettati sono buoni, la carne pure (come in Valle, devo dire. E lì le mucche erano davvero felici poiché pascolavano appena il tempo era bello e nessuno si sognava di rinchiuderle da qualche parte – se non quando il tempo era brutto, solo per ricovero).

Si respira aria di “maretta politico – azzuffa popolosa”, quindi immaginatevi l’Emilia Romagna tutta, pure in questi luoghi, piena di persone che fanno capannello per discutere del più e del meno salviniano o piddino (sempre se la “sinistra” continuerà a chiamarsi così, dato che sembra si stia andando incontro a un’altra “COSA”).

A Loiano mancano cose fondamentali come un ATM alle Poste (due sportelliste sole): per prelevare si va in un altro paese quando il sabato si fa la spesa e manca qualche marciapiede, il che deve farci stare attenti alla velocità delle macchine, ma nulla che possa spaventare chi proviene da città come Milano, dove ognuno la velocità se la crea a seconda del quartiere dove vive (dipende dalle strisce pedonali, dai semafori e dalla lunghezza del percorso e in periferia tutto questo di solito è sinonimo di rispettare diversamente il codice della strada).

Il resto è meraviglioso e aspetta solo di essere scoperto. Ve ne darò conto al prossimo post.

sV3vA