Un tot di sofferenza, questo mese si fa sentire


Ciao svevanettiani. Il vento è violento oggi, sposta i tronchi degli alberi come fossero fuscelli e con tutta probabilità rimarrà di questa intensità fino a domani. Sono giorni che macino dentro emozioni intense, perché questo mese mi ha portato via due persone molto care. Nel 2016 (il 24 per la precisione) mamma e due anni fa – come oggi – mia sorella. Un altro pezzo di me. Diciamo un buon 50% anche se non si era gemelle.

Dopo aver provato il lutto da figlia, che mi ha fatto pensare non potesse esserci nulla di più violento, doloroso, bruciante, ho provato anche quello da sorella. Due intensità violente, due dolori differenti che lacerano nel tempo e che non c’è storia… non riesci – o non puoi – condividere con alcuno.

Perché forse ne vorresti parlare in famiglia, in quel pezzetto che ti rimane, ma fai fatica: perché quel piccolo pezzo che ti rimane sono i tuoi nipoti e li vorresti sempre tenere lontani dalla cosa che più dolorosamente hanno provato, la perdita della madre.

Così va a finire che da quando hai subìto la perdita ti sei sentita quasi spodestata dal poter “vivere serenamente il dolore”. Sono giorni strani, neri, di nuvole e perdite. Sono giorni ventosi e io vorrei avere ancora tutte e due al mio fianco. Se non altro per non sentirmi l’ultimo pezzo della famiglia  Stallone.

Il vento si poserà. Tornerà il sereno, lo so.

Sveva Stallone

Novembre, mese della consapevolezza dell’epilessia in Usa


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Photo by Anni Roenkae from Pexels

Novembre è iniziato da pochi giorni e da qualche parte nel mondo è sempre un Mese dedicato all’Epilessia. Voglio riportare le news del sito EPILEPSY FOUNDATION (di cui utilizzo l’app sullo smartphone per tenere conto delle crisi e delle medicine, in attesa che esca un’app dedicata – magari in italiano – che sia completa allo stesso modo) che spiega come si svolge, cos’è e quali sono i risultati del National Epilepsy Awareness Month.

 

Anche in Italia abbiamo due grandi organizzazioni (AICE e LICE) che si occupano di fare informazione corretta al pubblico e sensibilizzarlo (ricordiamo che esistono circa 40 forme differenti di questa patologia). Educare persone che non soffrono di epilessia a comprendere cos’è e non spaventarsi di fronte a un attacco – o  comportarsi in modo corretto mentre qualcuno sta male, è un duro lavoro.

Alcune linee guida sono comunque standard per tutti i tipi di crisi. Ecco le raccomandazioni dell’AICE (Opuscolo Epilessia e Donne, pagina 6):

Anche durante le crisi più evidenti, la persona che le vive non sente dolore. Le cose da fare sono semplici, sia per le donne sia per gli uomini, e sono anche simili per tutti i tipi di crisi:

  • mantenere la calma e lasciare che la crisi evolva;

  • preservare la persona, durante la crisi, da possibili pericoli o traumi;

  • agevolare la ripresa di contatto con l’ambiente e, se il caso, favorire l’igiene personale, aiutare a recuperare la propria autonomia e fornire l’informazione su come si sia manifestata la crisi;

  • chiamare il 118 se la crisi si prolunga oltre i tre minuti, o qualora comparissero più crisi successive.

Porre domande quando la persona ha perso il contatto con l’ambiente o lo sta recuperando, è inutile e può creare ulteriore confusione”.

Lo so, questo  è un punto che molti amici cercano sempre di bypassare perché dopo aver visto qualcuno stare male è naturale sincerarsi di sapere come sta, ma – parola mia – appena si esce da una crisi non si capisce un emerito accipicchia. E qualsiasi parola venga dall’esterno giunge alle nostre orecchie come un confuso chiacchiericcio dettato dalla regina dei Borg (Star Trek Voyager), quando voleva convincere Sette di Nove a tornare nella collettività.

Tutto qui cari svevanettiani: ogni tanto mi preme ricordarvi di cose serie. Magari prima che inizi a nevicare, il che è previsto per domani qui a Châtillon. Perché – giustamente – ormai la mattina ci son sei gradi e quanto vuoi ci metta a fare due fiocchi? In montagna? Ricordatevi che lovvovi, anche se non vi sento mai. So che qualcuno legge e ne ho piacere, soprattutto in queste serate di tristettitudine a palate (più palate che tristettitudine).

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