I 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani


Eleanor Roosevelt con la prima copia della Dichiarazione universale dei diritti umani

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie 70 anni oggi.

“E chissenefrega” direte voi. Infatti, è proprio così: un chi se ne frega dopo l’altro, siamo tornati indietro ai tempi del razzismo dove non tutti gli uomini (e le donne) nascevano uguali con gli stessi diritti, per lo studio, lo sviluppo nella società, le cure e ancora la diversità di genere (questo è un punto in Italia di fatto irraggiungibile).

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»

(Il primo articolo della Dichiarazione)

A parole l’essere umano è bravissimo: fa dichiarazioni da brivido, dopo le guerre, le stragi, le disgrazie più o meno naturali.

A parole.

L’applicazione delle stesse poi non trova mai terreno fertile. Riusciamo a dire cose bellissime e nello stesso tempo a non farle, perché sono talmente belle da risultare utopiche.

Viviamo nel mondo di pongo della fantasia: qualcuno ci ha provato anche con la “non politica”, quella cosa che doveva portare case di vetro laddove c’erano la gestione della cosa pubblica, aprire la politica al popolo, togliere i soldi e le ruberie ai potenti e riguadagnare terreno alla giusta politica che avrebbe dovuto fare funzionare le città.

Di solito queste dichiarazioni non oltrepassano la soglia delle parole, ma qui c’è stato il tentativo. Poi, come in tutte le cose umane, l’accomodamento delle terga sulla pelle delle poltrone del potere fa cambiare idea.

È successo lo stesso alla Dichiarazione universale dei diritti umani di 70 anni fa.

Che — per l’appunto — è rimasta solo una dichiarazione: essendo nei sogni degli uomini, si insegna ai bimbi quando son piccoli come una favola. Poi appena cresciuti, gliela si fa disimparare: vuoi mai che crescano adulti con alto senso dell’impegno sociale che pensino che sia una cosa davvero applicabile.

Se siamo arrivati a rendere le ONG fuori legge, i salvataggi in mare fuori legge, se siamo arrivati a fare morire le persone girandoci dall’altra parte solo perché siamo nati da questa parte del mondo, se siamo arrivati a pensare che ci sia una parte giusta e una parte sbagliata del mondo, una religione giusta, una sbagliata, se ci siamo scandalizzati ogni volta per il corpo di un bimbo morto tirato a riva dal mare e abbiamo gridato “mai più” e ogni volta era la stessa cosa… Significa che la Dichiarazione universale dei diritti umani a noi fa proprio ridere dato che la calpestiamo ogni giorno.

Non prendiamoci in giro, la conclusione logica è che la Dichiarazione universale dei diritti umani a 70 anni è vecchia: possiamo disfarcene, cancellarla.

Tanto ormai non ha nessuna applicazione utile.

Sveva Stallone

Il mio Purple Day Every Day


Il mio Purple Day Every Day è stato oggi. Un’intera giornata di crisi da quando mi sono svegliata a ora, appena coricata a letto.

Certo, gli eventi dell’ultimo periodo non mi hanno facilitato, ma ogni tanto sarebbe bello avere un controllo neurologico, meno ore di lavoro (sono invalida al 100% con inabilità lavorativa, ma fallo capire all’INPS che è una REALE INVALIDITÀ, anche se NON SI VEDE. L’INPS vuole vedere l’epilessia farmaco resistente… ) e un maggior numero di ore di sonno.

Così se sono state meno di un centinaio di *frullatine* oggi mi devo proprio segnare col gomito. Avevo persino paura di cadere.

Come una mia giovane amica, oltre a indossare il braccialetto salvavita, ho scritto sul cellulare un memotac – sempre visibile – proprio per questi momenti. Lo riporto, dovesse essere di aiuto a qualcun’altro che soffre di epilessia.

Testo da copiare

Ciao, mi chiamo XXX e sono EPILETTICA/ O.
In questo momento non posso parlare e anche se ti sento, non riesco a interagire con te.

La crisi dura circa 40/50″ (secondi) poi si risolve da sola: nel frattempo non tentare di trattenermi, strattonarmi e non alzare la voce per avere più attenzione: questo mi spaventerebbe e mi farebbe avere ancora più crisi.

Ti sento benissimo, ma ricordati che non posso fare nulla, nemmeno muovermi.
Probabilmente sono bloccata/o e ho lo sguardo fisso.

Se ti sembra ch’io ci metta troppo tempo per riprendermi, leggi le istruzioni sul braccialetto che porto a sx e chiama il 118.

Tienimi lontana/ o da situazioni di pericolo e quando mi riprendo assicurarmi con voce calma.

Ecco, tutto finito. Questa è una delle mie due epilessie. L’altra mi butta a terra, ma sempre rimanendo cosciente. Se si verifica, fai le stesse cose e ricordati che probabilmente sei più spaventato di me.

Grazie per avermi aiutata/ o.

—-

 Mi chiamo Sveva, Stallone Sveva.

Per l’INPS, nel caso lo avesse dimenticato…

 

 

 

 

Diritti: allo sciopero e al lavoro


Qui mi arrabbio. Da lavoratrice – che diamine – mi arrabbio. Possibile mai che il diritto di altri di fare sciopero sempre solo costantemente- improrogabilmente- incredibilmente –  il venerdì,  si scontri con quello dei molti (di tutti gli altri lavoratori, compresi coloro che non hanno mezzi di trasporto) di lavorare?
Vero, vero… Lo sciopero è fatto prima di tutto per portar disagio, per far vedere agli altri Sindacati che si han numeri e si conta, quindi si può sedere ai tavoli delle contrattazioni, che si posson portar tesserati. 

Detto ciò: non sono contro il diritto di sciopero, sono contro il diritto di sciopero per allungarsi il fine settimana. Perché diavolo, tutte le volte che  chiunque vuole bloccare la Città (sciopero dei Trasporti, va da sé), si arroga il diritto di farlo esclusivamente il venerdì? Per una maggiore adesione dei lavoratori interni? 

Certo, dopo di che chi deve recarsi a lavoro e tornare coi mezzi piange in sanscrito. Di inverno 4.5 km a piedi – da casa – ci possono stare, anche col monopattino volendo. D’estate no! I 35° di questi giorni impediscono chi come la sottoscritta si reca a lavoro di pomeriggio.
E comunque è un disagio per l’intera città, non più un diritto allo sciopero! Un disagio giocato sulla pelle di altri lavoratori (tanto chissenefrega, no?).

Bene, signori di grandi e piccoli Sindacati: vediamo di metterci d’accordo. A farne le spese sono sempre e comunque gli altri. Lavoratori di altri comparti, sindacalizzati pure, inca@@ti e col dentino avvelenato.

Se a voi non importa a me sì: son stufa di dover prendere PNR, ROL, giocarmi ferie perché qualcuno vuol contare al tavolo delle contrattazioni e mostrare che ha i numeri per creare disagi con uno sciopero cui aderiscono i propri iscritti.

Inoltre è – lorsignori lo sappiano – una totale mancanza di credibilità. Se realmente ci fossero i numeri per una vasta adesione, lo sciopero sarebbe convincente anche in un giorno infrasettimanale.

Sveva Stallone