Quanto sono difficili i polpettoni “astronomici”


Sì perché di “polpettone” dobbiamo parlare, quando mettiamo assieme pezzi di uguale tipologia, ma tenuti in tempi diversi, posti differenti, ambiti poco diversi.

Comunque ho il dovere di avvisarvi: questo è un blog e quello che state leggendo è un post, non un articolo o un approfondimento (ben altra cosa).

In ogni caso,  si parte dalla lezione tenuta da Albino Carbognani all’Osservatorio di San Marcello Pistoiese, alla quale ho potuto partecipare diverse settimane fa ormai, per arrivare alla conferenza di ieri 19/11 a Genova, tenuta al Museo di Storia Naturale della Città di Cristoforo Colombo, organizzata dall’Associazione Astrofili Polaris.

INIZIAMO: FOTOMETRIA DEGLI ASTEROIDI CON MPO CANOPUS
Il primo evento a San Marcello Pistoiese, all’interno del Corso degli asteroidi, riguardava nello specifico come realizzare la fotometria degli asteroidi con Mpo Canopus, un software dedicato realizzato da Brian D. Warner (quello con la D…  Non il cantante!) che ogni buon astronomo conosce (non solo il software, provate a dire Brian Warner! alle spalle di un astrofilo qualsiasi, vedrete la sua reazione).

Naturalmente tutti i presenti hanno apprezzato la precisione dell’esposizione sull’utilizzo del software, anche se all’orecchio di una persona poco esperta come la sottoscritta poteva apparire eccessivamente puntuale a volte (ma vi assicuro che l’interesse era davvero elevato da parte degli astrofili). Il link all’estratto del manuale lo troverete interessante, così tanto per iniziare.

Di fatto si è trattato di una lezione vera e propria sui settaggi da inserire per l’individuazione di un asteroide e la migliore fotometria possibile.

GENOVA, MUSEO DI STORIA NATURALE: DAL SEGNALE WOW! AI VIAGGI INTERSTELLARI
Al Museo di Storia Naturale di Genova, invece, Albino è stato invitato dall’Associazione Astrofili Polaris per tenere una conferenza sulle comunicazioni e i viaggi interstellari.

UN PRIMO CONTATTO MOLTO IMPORTANTE
Con un excursus storico partendo dall’asteroide interstellare di recente scoperta  ‘Oumuamua (“il primo che ci ha raggiunto”, in hawaiano) – meglio conosciuto come 1I/2017U1 – e facendo a ritroso un viaggio di un oggetto non appartenente al nostro Sistema Solare (con certezza!), il pubblico è stato proiettato prima nel metodo passivo delle comunicazioni interstellari (“se ci sono e sono intelligenti, allora costruiamo grossi radiotelescopi  e aspettiamo che accada qualcosa puntando casualmente le orecchie sulle stelle più prossime. Oppure inviamo messaggi “senza preamboli” come li intendeva Frank Drake (così nel 1974 verso l’Ammasso Globulare M13 venne lanciato dal Radiotelescopio di Arecibo a Puerto Rico il famoso messaggio che aspetta a tutt’oggi risposta) o ancora aspettiamo che il cielo ci passi davanti (ed è questo il caso del segnale WOW! captato dal Radiotelescopio Big Ear dell’Università Statale dell’Ohio il 15 agosto 1977 e analizzato dall’astronomo Jerry Ehman).


NAVIGAZIONE INTERSTELLARE?

A parte le onde radio, quindi? Le distanze interstellari sono notevoli come potremo fare per accorciare lo spazio nel vero senso della parola? “Semplice” (a dirsi lo è un po’ tutto): costruire navi interstellari che permettano missioni spaziali di lungo corso in tempi “brevi”.
Anche qui – però – non si parla di tecnologie a disposizione domani o dopodomani: sonde come la Daedalus della British Interplanetary Society sono già state studiate negli anni Settanta (un progetto condotto tra il 1973 e il 1978) e la loro attuazione è affatto semplice.


ALCUNE PRECISAZIONI*

Se in ogni caso sono riuscita a incuriosirvi almeno un poco, potete leggere qualcosa di più specifico sul blog asteroidiedintorni o seguire solo i link agli articoli più precisi che Albino ha scritto in merito. Tutti i link nel resto del post son frutto di ricerca e voglia di tirar tardi.

Klaatu barada nikto!

(Ma se non sapete cosa significa, vuol dire che non avete girato abbastanza l’Universo. E comunque la Risposta è sempre 42).

Sveva R.K. Stallone

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