Diritti: allo sciopero e al lavoro


Qui mi arrabbio. Da lavoratrice – che diamine – mi arrabbio. Possibile mai che il diritto di altri di fare sciopero sempre solo costantemente- improrogabilmente- incredibilmente –  il venerdì,  si scontri con quello dei molti (di tutti gli altri lavoratori, compresi coloro che non hanno mezzi di trasporto) di lavorare?
Vero, vero… Lo sciopero è fatto prima di tutto per portar disagio, per far vedere agli altri Sindacati che si han numeri e si conta, quindi si può sedere ai tavoli delle contrattazioni, che si posson portar tesserati. 

Detto ciò: non sono contro il diritto di sciopero, sono contro il diritto di sciopero per allungarsi il fine settimana. Perché diavolo, tutte le volte che  chiunque vuole bloccare la Città (sciopero dei Trasporti, va da sé), si arroga il diritto di farlo esclusivamente il venerdì? Per una maggiore adesione dei lavoratori interni? 

Certo, dopo di che chi deve recarsi a lavoro e tornare coi mezzi piange in sanscrito. Di inverno 4.5 km a piedi – da casa – ci possono stare, anche col monopattino volendo. D’estate no! I 35° di questi giorni impediscono chi come la sottoscritta si reca a lavoro di pomeriggio.
E comunque è un disagio per l’intera città, non più un diritto allo sciopero! Un disagio giocato sulla pelle di altri lavoratori (tanto chissenefrega, no?).

Bene, signori di grandi e piccoli Sindacati: vediamo di metterci d’accordo. A farne le spese sono sempre e comunque gli altri. Lavoratori di altri comparti, sindacalizzati pure, inca@@ti e col dentino avvelenato.

Se a voi non importa a me sì: son stufa di dover prendere PNR, ROL, giocarmi ferie perché qualcuno vuol contare al tavolo delle contrattazioni e mostrare che ha i numeri per creare disagi con uno sciopero cui aderiscono i propri iscritti.

Inoltre è – lorsignori lo sappiano – una totale mancanza di credibilità. Se realmente ci fossero i numeri per una vasta adesione, lo sciopero sarebbe convincente anche in un giorno infrasettimanale.

Sveva Stallone

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