8 marzo: davvero era il “nostro” sciopero? 


Cos’è cambiato a due giorni dall’evento del world pink strike? Cosa? Siamo più pagate, consapevoli, organizzate, incavolate, meno sfruttate, è sparito il tetto di cristallo, sappiamo di nuovo tornare nelle piazze?

Fico.

Io e altre, però, nella giornata della Festa della Donna, dello Sciopero Mondiale in Rosa, del 20% nelle strade… Io e altre eravamo sul luogo di lavoro. Per forza, signore mie, perché anche se in un sindacato, le nostre agende per ricevere il pubblico son rimaste aperte. 

Per forza e anche con estremo disagio. Sul monopattino, non senza problemi (ché Milano non ha piste ciclabili dappertutto e da casa mia a lavoro ci sono 4.4 km, con una pavimentazione che lascia a desiderare in periferia).

Così se veramente avessimo voluto fare tutte sciopero, i nostri datori siano aziende, siano sindacati, uomini e donne tutti, avrebbero dovuto chiudere per una intera giornata dando a tutte/ i noi la possibilità di partecipare alle manifestazioni (due a Milano, di cui una al mattino e una la sera) o aderire allo sciopero o tutte e due le cose (che una non si tira dietro l’altra per forza di cose).

In alternativa, per ogni posto ricoperto da una donna, si doveva mettere a lavorare un uomo, un suo collega. Con la stessa paga della donna intendiamoci: così forse si iniziava a capire qualcosa di più, almeno in merito di discriminazione contrattuale.

Mi chiedo di nuovo: davvero era il “nostro” sciopero? E … Quale festa?

Per dovere di cronaca: son caduta una volta sola al ritorno, ma c’entra di più la pavimentazione astratta alla Picasso di alcuni marciapiedi dietro Buenos Aires, che altro. Le botte son poche e si riassorbiranno presto.

Punto.

Sveva Stallone

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