EXPO 2015: quando l’anima non è prevista


unacitta
Le due Interviste pensate e costruite con fatica. Ora, pubblicate su “Il Corriere della Sveva”, che non si butta via nulla, qui

 

 

Premessa: Le due interviste che seguono son state pensate e scritte a cinque mesi dall’inizio di EXPO per essere proposte e idealmente inserite all’interno di una bella rubrica di un’altrettanto bellissima rivista on-line e cartacea.

L’idea me l’ha suggerita un buon amico e ottimo collega (dal quale si impara sempre qualcosa sul giornalismo e nel caso voleste imparare si chiama Giovanni D’Alessio e scrive di Economia su L’Arena di Verona).

Mi ricordo che studiando la struttura delle domande per inserirla nell’ambio di EXPO – che in fondo in quanto Esposizione Universale riguardava tutti i Popoli e tutte le Religioni – mi convincevo sempre di più che quel tipo di pubblicazione avrebbe saputo apprezzare l’inserimento delle interviste in un ambito così internazionale, ma tanto particolare (una volta avremmo detto “glocal”).

Mai calcolo fu più sbagliato, visione più lontana dalla realtà, lettura più incapace di carpirne i significati. Così, a seguito dell’ennesimo “Non ci interessa, grazie”, questa volta mi sono presa pure “Non trattiamo di EXPO”.

Sì, ti può capitare di prendere musate in questo lavoro, soprattutto quando sei convinta di avere trovato “the right way”, ma chi si ferma è perduta. E siccome per il pezzo avevo davvero lavorato sodo e scattato pure qualche foto, ho deciso – con un certo ritardo – che mi devo questa pubblicazione. La devo a me, alle persone intervistate, al collega D’Alessio che di notte ha letto e ricorretto il mio pezzo più di una volta, fino a farlo scorrere “liscio come la seta”.

——————————–

Intervista all’Arcivescovo Avondios Bica, Metropolita di Brescia e Vicario generale Metropolia Autonoma Ortodossa di Aquileia dell’Europa Occidentale (Arcidiocesi di Milano e Longobardia) e alla Vice Presidente Svamini Hamsananda Giri dell’Unione Induista in Italia.

di Sveva Stallone

“Nutrire il Pianeta, energia per la vita” il tema dell’Esposizione Universale che si terrà a Milano tra cinque mesi: non può sfuggire ai più che di nutrizione legata ai bisogni primari delle persone stiamo parlando, anche se un’altra nutrizione riguardante la sfera spirituale e religiosa si è affacciata da poco alle cronache proponendosi grazie ai 20 milioni di persone attese in tutti i sei mesi della manifestazione di business e culturale. I fedeli di diverse religioni (soprattutto minori) dovranno trovare un posto dove poter pregare e riunirsi, senza sentirsi a disagio o – peggio – discriminati in quanto non facenti parte della religione cattolica. Di fatto si parla di un evento universale che ha già iniziato a mostrare più di qualche pecca (tempi di costruzione non rispettati, infiltrazioni camorristiche, utilizzo di bustarelle, scarsa cura delle periferie… ). Ecco quindi ciò che i rappresentanti di due “religioni minori” pensano dei dispari trattamenti in fatto di ospitalità per i loro fedeli. Forse, istituire l’Albo delle Religioni nel 2012 non si è rivelato un passo sufficiente da parte del Comune di Milano, che ha mostrato ottime intenzioni, ma – secondo i pareri degli intervistati – fatte seguire poco da fatti concreti.

Avondio Bica. Foto dell'autrice
Avondios Bica, Vescovo e Vicario generale della Metropolia di Brescia

Arcivescovo Avondios Bica, facciamo un passo indietro: quando è arrivato alla guida della comunità ortodossa della sua Chiesa di Milano?

Sono arrivato qui il 6 giugno 2007, tramite la richiesta al metropolita Evloghios per essere preso come sacerdote… a quell’epoca questa comunità era di sola informazione, non praticante e si avvertiva la forte necessità di veri sacerdoti, di persone che si mettessero a disposizione degli altri. Ora, invece, il mio ruolo è Vicario generale della Metropolia di Brescia e sono stato consacrato Vescovo nel 2009, rivestendo successivamente anche una carica amministrativa.

Si tratta di un periodo molto difficile per i fedeli, che hanno vere e proprie situazioni problematiche, lavorativamente non è un periodo molto bello e come sacerdote mi trovo sì ad attendere ai bisogni dell’anima, ma a svolgere anche carica di assistente sociale, psicologo e altre cose che i preti devono fare, compreso trovare lavoro a chi non ne ha.

Se questa è la situazione che percepisce, come regge le proprie entrate la sua Chiesa?

Partiamo dal presupposto che noi da quasi quaranta anni paghiamo l’affitto al Comune di Milano, (1.200 euro al mese senza contare le altre spese: luce, acqua, gas), come struttura per il Lazzaretto vero e proprio (edificato tra il 1489 e il 1509 da Lazzaro Palazzi e di cui rimane ancora in piedi la porzione di via San Gregorio, dove appunto ha sede la Chiesa Russa Ortodossa). Un edificio composto da tre piccoli locali che comunque può contenere fino a 200 fedeli. Non è in concessione gratuita, dicevo. Di fatto le Chiese ortodosse sono autonome, indipendenti, ognuna del proprio Paese copre autonomamente la propria missione, ha i propri fondi: la nostra – a seguito di diverse rivoluzioni e delle prime emigrazioni in Italia – è la Metropolia Autonoma Ortodossa di Aquileia dell’Europa Occidentale – Arcidiocesi di Milano e di Longobardia. La nostra Chiesa è senza il Concordato e si poggia sull’obolo delle persone, molto povere, come dicevo prima. Anzi, forse i nostri sono i fedeli più poveri di tutte le religioni: il 65% di loro lavora, ma il resto sono famiglie o donne che non riescono a trovare lavoro o rimangono a casa, in cassa integrazione da sei mesi, un anno… e dunque si rende conto che quelle persone non possono dare nessun tipo di aiuto anzi, qui siamo noi che li aiutiamo. Vengono qua e cercano lavoro e noi tramite amicizie, persone che cercano domestiche, facciamo di tutto per aiutarle, proponiamo anche corsi di italiano, per poterli integrare meglio. La Chiesa quindi si regge sugli oboli, ma ci sono tanti italiani che contribuiscono perché vedono le nostre buone intenzioni o perché nel frattempo si sono convertiti alla nostra religione. Ad esempio negli ultimi due anni abbiamo fatto un lavoro di restauro perché il Lazzaretto necessitava di questo, ma ci siamo addossati le spese, stando però bene attenti al restauro stesso: si tratta di un monumento storico, possiamo addossare strutture prefabbricate o in legno, non attaccare o bucare muri. Così facciamo fare impalcature di legno, prendiamo costruzioni all’Ikea, ma tutto senza chiedere un soldo al padrone di casa.

Ma il padrone di casa è il Comune di Milano. Ravviso un tono di lieve polemica. È così?

Sì ma non ci dà un aiuto. E non voglio sembrare polemico, ma son dati di fatto: ad esempio ogni domenica ospitiamo fino a 400 persone. Pregano al freddo e poi c’è il pranzo che facciamo noi. Abbiamo quindi la necessità di ampliare la nostra Chiesa: per questo abbiamo chiesto al Signor Pisapia (Giuliano Piasapia, sindaco di Milano ndr) di concederci l’uso di una parte del terreno del parchetto qui vicino, dietro la scuola che d’estate viene usata come asilo nido per un paio d’ore per i giochi dei bimbi. Non tutto, ma solo la parte che non viene utilizzata, perché a noi permetterebbe di far mangiare le persone al coperto che starebbero più comode. Ho chiesto di metterci una struttura prefabbricata in legno, dunque senza fondamenta a norma di legge, tra gli alberi, anche in previsione di tutte le persone che ci porterà un evento quale Expo, che per Milano è una enorme opportunità. La risposta per me è stata abbastanza strana: “I bambini non si toccano”. Siamo stati ricevuti dalla vice sindaco di Milano, Ada Lucia De Cesaris. Pensava la vice sindaco che avrei voluto togliere il terreno ai bambini della scuola. Infatti, le ho detto: “Signora i bambini non si toccano, nessuno li tocca, ma i bambini nostri perché si possono toccare? Han meno diritti?”

Han meno diritti? Che le ha risposto la vice sindaco?

È stata irremovibile. C’è stata una incomprensione ne sono certo: se viene in inverno vedrà mamme con carrozzine con bimbi bardati sotto le coperte, per il freddo. Che stanno due ore alla mensa, al freddo. E non posso certo mandarli via. Questi fedeli pagano le tasse, votano. Sono molti gli italiani e “di ritorno”, perché hanno trovato un’alternativa al vuoto dell’Occidente, che si basa sul bigottismo o sull’ignoranza della fede. Tornando al discorso, non ho chiesto di darmi tutto il terreno, solo quella parte. Con un geometra e un architetto abbiamo studiato un bel progetto che prevedeva anche il campo giochi con tutto, altalene, scivoli. Tutto in legno, che poi tutti i bambini avrebbero potuto usare. L’idea era quella di smontare un bellissimo monumento architetturale della Transilvania, che sarebbe stata un’attrazione per la Milano di Expo 2015 e portarlo qui, rimontandolo e dando lustro sia alla nostra Metropolia, sia alla Città. Avremmo anche inserito punti informativi, curato le informazioni… tutto.

Il no secco ci ha raggelato. Vero che mi hanno offerto un’altra possibilità: una villa all’interno del parco di Quarto Oggiaro, alla periferia sud di Milano: ma hanno offerto una variante impossibile da accettare, un acquisto di otto milioni di euro. Otto milioni! E da dove li tiro fuori? Sì, il Comune mi avrebbe dato un milione e mezzo e gli altri sei e mezzo?

Gli altri sei e mezzo? A parte gli oboli, come dice lei… lasciti? Eredità?

Dunque mi hanno offerto una variante discutibile e impossibile da accettare. Con cosa la pago? Coi soldi delle vecchiette? Qui parliamo di democrazia di diritti, di diritto al di là del fatto che sia una chiesa piccola, grande, un gruppo compatto di persone: parliamo di esseri umani, si parla di oltre 200 persone. Ma se il signor sindaco ha concesso cinque o sei aree alla comunità islamica per la costruzione delle moschee (e mi sta bene, perché ne hanno diritto, anche se parlando di diritti dei cristiani nei paesi islamici non ci sono le stesse possibilità), come mai 400 persone cristiani, est europei, bravi, tranquilli, non criminali, non farabutti, non delinquenti, come mai dicevo a loro non è stato concesso un terreno così piccolo? Rimango sbalordito perché lo dico sinceramente, in Romania o nei paesi ortodossi avessi fatto questa stessa richiesta a un’istituzione pubblica, me l’avrebbero soddisfatta senza batter ciglio…

Siete stati inseriti nell’Albo delle Religioni creato dal Comune di Milano nel 2012. C’è stato un seguito? Avete avuto incontri col Comune?

In effetti ci aspettavamo una visita del Comune perché si parla di cultura: le ricordo che siamo inseriti in un palazzetto del 1500, il Lazzaretto. Servirebbe dare grande attenzione ai reperti storici come questo, essere inseriti nelle guide, far capire dove ci troviamo… Nulla. Solo l’incontro a seguito della nostra richiesta di ampliamento, poi più nulla. Ah, sì. Un segno per terra, un codice che se fotografato dal cellulare punta a una pagina web, di spiegazioni sul Lazzaretto. Tutto qui.

Io ho mandato una lettera per incontrare di nuovo qualcuno al Comune: vorrei fare a spese mie una targa da mettere fuori il Lazzaretto, ma vorrei riuscire ad avere almeno il patrocinio, col logo del Comune di Milano e l’Expo. Credo che serva per dare una grande attenzione ai reperti storici di Milano, perché rischiamo che il 2015 ci prenda l’Expo ancora con le case da imbiancare.

Che vi aspettate per Expo? Rispetto alla nostra precedente chiacchierata, altri numeri?

Non so se ci sarà flusso migratorio di lavoratori, anzi non penso proprio. Ci saranno tanti immigrati che entreranno da clandestini e lavoreranno in nero, perché come ogni grande opera che attira molte visite, Expo 2015 attirerà anche molte persone che vorranno fare soldi facili e poi borseggiatori, per non dire altri tipi di delinquenza, ladri, ladruncoli. E lascerà scuole, ristoranti noti, chiese e altri luoghi di lavoro con banchi e sedie solo da spolverare… vuoti.

Expo 2015 dovrebbe essere un momento per insegnare il valore del cibo, della cucina di una volta, dell’economia alimentare fatta su ciò che ora viene sprecato. Rischiamo che i giovani non capiscano il valore delle cose, perché il messaggio del cibo buttato, consumato a metà, prossimo alla data di scadenza – ma ancora edibile – passa in modo non corretto. Questo dovremmo fare per Expo 2015: dare un altro messaggio per evitare gli sprechi. Expo sarà un bell’incontro di aziende, holding, ditte, l’economia girerà e questo è bello, giusto. È bello, mi piace, ma oltre questo bisogna fare qualcosa. Mi piace l’iniziativa del Comune sull’orto coltivato in centro, in Duomo. Mi piace, ma quanto rimarrà lì? Magari non arriva nemmeno al 2015 perché la gente inizierà a prendere le piante o porterà i cani o farà disastri… Ci vorrebbe un po’ più di senso civico e senso dell’etica. Esiste in altre città europee il senso del rispetto delle istituzioni, ma qui mancano le basi per far funzionare questa macchina.

Quante chiese ortodosse esistono a Milano?

In tutto sono otto: Romena, Greca, Serba, Bulgara, Russa in esilio, Polacca, Ucraina e Moldava. Ci sono poi la chiesa Copta Ortodossa (o di Alessandria) e la chiesa Apostolica Armena. Tutte assieme fanno parte del Consiglio delle Chiese Cristiane. Di fatto non ci poniamo in contrapposizione con altre Chiese, non vuole essere sfida né presenza polemica: la nostra Chiesa Metropolita desidera intrattenere fraterni rapporti con tutte le altre confessioni cristiane. Siamo molto più concilianti di altre confessioni e aperti al dialogo, anche se per quanto riguarda il tavolo interreligioso non ci crediamo molto: di fatto non ha senso trovarsi con persone che non hanno o non vogliono avere posizioni concilianti o che fuori di lì tornano a guardarti con sospetto. Non ha senso.

———————————————

Quella che segue – invece – è l’intervista telefonica fatta alla Vice Presidente dell’Unione Induista Italiana Svamini Hamsananda Giri,  sui temi di Expo 2015 e dintorni…

Chiedo anche a lei due passi indietro, prima di addentrarci nelle maglie dell’Expo 2015.

L’induismo in Italia è storia recente e ci sono due tipi di realtà: la prima grazie a cittadini italiani che hanno scelto di approfondire lo studio dell’induismo (diciamo i ricercatori italiani che si recavano in India, frequentando i primi centri yoga, dove poi entravano a contatto anche con un estremo aspetto religioso di diversi gruppi), la seconda arrivata con l’immigrazione degli anni Ottanta, dove i primi immigrati indiani arrivavano e iniziavano a lavorare nelle campagne lombarde.

A Milano c’è da dire che l’immigrazione è instabile: le famiglie vanno e vengono, pur se in Lombardia lavorano nelle campagne e nelle industrie e per la maggior parte sono induisti. C’è anche molta immigrazione che deriva dal Punjab e molti sono Hindu. L’Unione Induista Italiana è nata appunto intorno agli anni Ottanta perché c’era la necessità che gruppi di induisti italiani e stranieri si riunissero in un’unica associazione a tutela dell’induismo. Come Unione Induista cerchiamo di dar voce a persone che non riescono a esprimersi e farsi conoscere, favorendo il processo di integrazione aiutandoli nella lingua, nel lavoro, nella conoscenza della legislazione e della cultura italiana.

Come e dove vi trovate? E le sovvenzioni per le attività che svolgete da dove arrivano?

Come per altre religioni a Milano abbiamo una sede provvisoria, nessun luogo di culto o ritrovo. Siamo sì stati inseriti nell’Albo delle Religioni, col Comune di Milano, ma poi il rapporto a livello istituzionale è stato di solo colloquio. C’è stato un silenzio imbarazzante: i nostri immigrati vorrebbero riunirsi tutti per Expo 2015 e non ci è stata data la possibilità. Per l’Esposizione siamo ancora immersi in un “assordante silenzio”, se mi passa questo ossimoro… Per quanto riguarda le sovvenzioni ci aiutiamo tra noi e con l’8xmille riusciamo a sostenere progetti pratici e culturali.

Siete stati inseriti nell’Albo delle Religioni creato dal Comune di Milano nel 2012. Anche a lei chiedo se c’è stato un seguito.

In effetti ci aspettavamo qualcosa, ma a seguito dell’inserimento nonostante siamo ora dei privilegiati almeno con lo Stato, non si sono fatti passi avanti. Un silenzio imbarazzante.

Voi però siete un poco più “fortunati” degli ortodossi a livello istituzionale…

In effetti, come le dicevo la cosa strana è che mentre il Comune di Milano ci ignora, lo Stato ci ha dato un riconoscimento: due anni fa, l’11 dicembre 2012 la Commissione affari costituzionali della Camera ha approvato le due intese dello Stato italiano con induisti e buddhisti, ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, permettendoci di sostenere maggiormente gli immigrati e la devozione a uno dei valori fondanti dell’induismo, che è il servizio. Abbiamo celebrato il primo Divali ufficiale in Senato (la Festa della Luce che celebra la venuta della Dea Lakshmi portatrice di abbondanza, prosperità e ricchezze e, per accoglierla, lumini in fila nelle case e nei templi restano accesi per tutta la notte) con i senatori Vannino Chiti e Lucio Malan, Stefano Ceccanti, Roberto Zaccaria, gli onorevoli Maria Angela Falà e Matteo Meccacci… inoltre adesso anche noi possiamo usufruire dell’8xmille, come la Chiesa Cattolica o Valdese, ma le dico una cosa: all’Expo le religioni povere come la nostra non ci saranno. Sarà solo business con una totale assenza dell’etica e della religione, mancando le quali non ci sarà rapporto col cibo se non a livello commerciale.

Assenza di etica e religione, le stesse pecche ravvisate dal suo “collega” ortodosso…

Glielo ripeto: sarà certamente una Expo ricca a livello di business e ciò non sarà male. Ma lasciando completamente fuori il discorso dell’anima, della cura di sé attraverso il cibo, che è cultura, è divino e – per noi – estremamente importante, non ci sarà un’etica. Non funzionerà e le nostre altre religioni non saranno prese in considerazione. Ci sono buone intenzioni a Milano, ma rimangono tali ed è imbarazzante. Il primo tavolo interreligioso si tenne a Chicago nel 1893 proprio durante un’esposizione universale, quando fu istituito il parlamento delle religioni. Ora mi chiedo perché non lo riproponiamo per Expo 2015? Pare non ci sia alcuna volontà a livello istituzionale. Esiste un tavolo interreligioso, ma possono passare anche sei anni tra un incontro e l’altro: non c’è attenzione, manca volontà e coordinamento, mentre a Torino e Roma c’è una sede con tanto di segretaria che gestisce i calendari e le agende e manda gli inviti. Possiamo solo sperare che migliori, che anche a Milano proprio per un evento di portata universale ci sarà, alla fine, un’apertura per tutte le religioni povere.

Annunci