Che succede al Sindacato?


(post pubblicato il 12 agosto 2015. Tanto per mettere le cose un po’ al loro posto)

La maggior parte dei lavoratori e in generale delle persone non metterebbe mai in discussione l’importanza del Sindacato inteso come conquista per i diritti dei lavoratori e del lavoro più nello specifico.

Non intendo fare un excursus storico sulle ragioni e le date che hanno dato il via alla nascita di tali organizzazioni, ma i recenti avvenimenti capitati al sindacato di via Po, a tutto fanno pensare fuorché a una corretta gestione “della cosa dei lavoratori”. E qui – peraltro – un po’ d’ordine bisogna farlo.

La denuncia parte dal Veneto

Ieri l’altro 10 agosto su  La Repubblica appare un articolo sugli introiti “poco ortodossi”  di alcuni segretari dirigenti grazie alla denuncia da parte di un sindacalista pensionato della Fisascat Veneta, Fausto Scandola, che fa scoppiare il caso.

Da qui, è un lungo susseguirsi di notizie, di ogni quotidiano, dal Veneto a tutto il resto d’Italia:

Corriere del Veneto

il Giornale.it

il Messaggero

L’Huffington Post

il Sole 24 Ore

E tutti gli altri quotidiani dagli on-line ai cartacei, senza contare le agenzie.

Ora, a bocce ferme e con qualche altro elemento in più possiamo dire che non è proprio una novità e che già Raffaele Bonanni ex segretario, era stato costretto a dimissioni un po’ forzate da un plico contenenti informazioni riguardanti i suoi “introiti” cresciuti misteriosamente dal suo arrivo alla conduzione del sindacato di via Po, anno per anno (a tal proposito sul sito Lettera 43 potete leggere l’intervista a Savino Pezzotta: “I guai sono iniziati con Bonanni”).

Peraltro i dati relativi agli stipendi “fuori misura” della denuncia fatta dal signor Scandola, si possono trovare sul sito CNEL, quindi come giustamente sottolineato da un collega molto più esperto della sottoscritta, non si tratta di cose private, né segrete.

Un’altra  lettera in Lombardia

Ma – ancor prima che scoppiasse il caso veneto, in Lombardia faceva capolino una missiva misteriosa che non denunciava cifre precise relative agli stipendi dei dirigenti, ma faceva “il punto della catastrofe”.

Nella lettera – infatti – si denunciavano una serie di scorrettezze sia amministrative, sia comportamentali che – secondo l’anonimo scrivente – avrebbero portato la CISL di Milano a un “indebitamento scandaloso”. Ristrutturazioni di milioni di euro portate avanti anni, sfratti di categorie, lavori fatti con la stessa impresa edile e inserimento di parenti di segretari e affini all’interno di Via Tadino (senza contare allontanamenti e cambiamenti di qualifiche di alcuni interni, fatti secondo il gioco delle tre carte), avrebbero cambiato il Sindacato – delle lavoratrici e dei lavoratori, degli iscritti e dei militanti – in una “organizzazione a delinquere”. I termini usati nella lettera sono talora un po’ fortini, ma si capisce che è scritta da qualcuno che lavora al sindacato da molto tempo e ci ha dato anima e corpo.

Quando il gioco si fa duro…

Ora – la nuova segreteria di via Po ha parecchio materiale sul quale lavorare, a parte espellere chi denuncia i vizi di una certa classe dirigente che nulla ha più a che fare col mondo dei lavoratori e dei pensionati. Anna Maria Furlan ha dimostrato di voler cambiare fortemente questi comportamenti all’interno dell’organizzazione e sono certa ci volesse una donna per prendere una decisione così forte. In effetti quando il gioco si fa duro solo i duri iniziano a giocare.

Sveva Stallone

 

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