Zodiac, non mi chiamo Paul Henry.


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È così, alla fine vedi un film e ti ci riconosci; a me è successo con Zodiac. La storia di un assassino e della lunga lotta per trovarlo, tra giornalisti, polizia e lo stesso assassino. Tra i giornalisti ne spiccano due del San Francisco Chronicles: uno sgamatissimo, molto presente, veloce… Dalla penna velenosa e facile (Paul Henry, ci rivedo due colleghi). Un altro lento, razionale e molto ponderato, mi somiglia (nel film è un fumettista). Partenza lenta, pensiero lento… Ma alla fine arriva al punto. QUEL punto che nessuno ha considerato; quello così nascosto e insignificante, che di solito se è un servizio, si appioppa alla giornalista sfortunata di turno. O a quella appena arrivata. Che, considerando tutto, alla fine fa BUM! e per via della lentezza batte tutti. Ecco.

Caro Zodiac, non mi chiamo Paul

Henry”.

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