La professionalità non è qualcosa di superfluo


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In tempi come quelli attuali, dove tutto è smart, chip e cool, parlare di professionalità, sembra quasi tirar fuori da una libreria scura e pesante, un tomo di oltre duemila pagine, impolverato, scuro e pesante.

Con talmente tante parole da sentirsi appesantiti da tanta cultura, solo alla prima occhiata.

Diversamente, chi cerca di sentire la professionalità come punto principale di partenza del proprio lavoro (e ormai posso dirlo: qualsiasi lavoro), percepirà questa la caratteristica più importante come conditio sine qua non andare avanti risulta impossibile.

Posto che – come detto – in ogni lavoro dovremmo trovare il nostro punto sulla professionalità, in alcuni più di altri questo sforzo dovrebbe essere portato all’estremo.

Il giornalismo è uno di questi e l’esempio che faccio non è un caso, perché mi ha presa (investita) in pieno oggi.

Questo accadimento mi ha presa più nel profondo di quanto potessi pensare così mi son trovata a scrivere sullo smartphone questo post. Che – sia ben inteso – è solo un post.

((Avviso ai lettori: Nessuna redazione, nessun correttore di bozze, nessun grafico e nessun direttore sono stati maltrattati o non pagati per scrivere questo post, la scrivente è l’unica responsabile dei colpi di frustate che sentite in sottofondo. Se li sta dando da sola)).

Make bad gals and fellas!

Scritto da sV3vA con WordPress per Android

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