Sono una giornalista. Questa è la mia colpa.


macchinaSono una giornalista. E’ un’insana passione che va formandosi nel tempo. Cioè… non è che una giornalista nasce così. Sì, c’è una buona componente, ma lo diventi e ti trasformi nel tempo…

Le fasi sono diverse e più vai avanti, maggiore è la tua propensione a dire le cose esattamente come stanno. Poi, un certo giorno… non sai dire quale, non sai dire come… subentra la paura.

Paura di esprimersi, di fare comprendere agli altri che lavoro fai, qual è la preziosità del tuo lavoro (sì, anche se scrivi di informatica o di temi sociali e non di POLITICA) e di come ti senti fortunata anche se non sei una firma.

Però, in questi giorni la paura, questo strano strano sentimento che ti accompagna durante la giornata… beh… c’è. E si rafforza sempre di più.

La mattina, quando ascolti i telegiornali e i talk tv, la mattina quando arrivi in redazione e leggi i giornali o scorri le prime pagine su Internet, durante il giorno quando – con un occhio su Fb – noti che l’atmosfera inizia a farsi pesante.

Mentre prima dovevi avere un nome *di peso e fare qualcosa di visibile, ora basta solo esserlo… sei giornalista e tanto basta.

Intanto fai parte di una CASTA, sei pagata DAL PADRONE e dici SEMPRE SI’. Poi il solo fatto di esserlo ti condanna. Leggi certi commenti sui social network che ti lasciano basita. Basita. E inizia a subentrare quella strana sensazione… il tuo quinto senso e mezzo, come direbbe Dylan Dog, inizia a pizzicare. Non “il senso  del ragno”, ma il senso di una persona particolarmente sensibile.

Forse sto esasperando una sensazione, ma cari svevanettiani, leggendo qui e lì i commenti di persone che amano la condanna “de panza”, ti chiedi per quanto potrà andare avanti così, per quanto prima che dalle parole pesanti e dai sondaggi su Internet si passi ai fatti fisici e ai погром di sovietica memoria.

Oppure finirà tutto in una bolla d’aria e staremo tutti molto bene. Io continuerò a esprimermi come ho sempre fatto, senza avere paura di parlarne anche solo con gli amici (per ora sono tre le persone che fanno il mio stesso lavoro e si sorbiscono i miei timori). Però, fino a quel momento io avrò la netta sensazione di essere *nel mirino ideologico di qualcuno.

Forse chiuderò il mio profilo su Facebook: dopo aver avuto la sensazione che ciò che scrivevo veniva lurkato (negativamente) anche da chi non doveva usare il mio pensiero per condizionare le sue azioni nei miei confronti, da qualche giorno ho la sensazione di essere tra gli obiettivi più “en vogue” del momento. Vorrei continuare a scrivere ciò che penso e questo – almeno finché con qualche scusa non lo chiuderanno – è il luogo migliore.

Per ora… Sono una giornalista. Questa è la mia colpa.

 

TANTO PER FAR COMPRENDERE DI COSA PARLO, ECCO ALTRI… *INVISIBILI (MI SCUSO CON COLLEGHE E COLLEGHI). RINGRAZIO MARCO MANCINELLI PER QUESTA SEGNALAZIONE:

http://www.ossigenoinformazione.it/wp-content/uploads/vecchie/tabella_ossigeno.pdf

Make a bad gals and fellas!

sV3vA

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3 thoughts on “Sono una giornalista. Questa è la mia colpa.”

  1. Non potevi essere più precisa e incisiva, carissima Sveva: è una risposta eccellente alle CRETINATE che sentiamo e leggiamo spesso (anche su Facebook, you know what I mean…). Take care, Marco

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    1. Grazie. Sei un amico e un collega prezioso. Spero che possa arrivare il messaggio anche a chi giornalista non è e non lo sarà mai. Certi post dovrebbero movimentare le coscienze e far pensare un po’…

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      1. “Movimentare le coscienze”, dici… sarebbe bello, ma quando certe persone sono afflitte dal male del pregiudizio, è dura assai… In ogni caso, sempre con la schiena dritta (come tantissimi colleghi e tantissime colleghe, alla faccia di chi vive di pregiudizio).

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