Giornalismo, giornalismi. Democrazia, democrazie…


Sveva Stallone, autrice del blog
Sveva Stallone, autrice del blog

Eh, no. Non si può stare sempre alla finestra a vedere “l’effetto che fa’”. Di questo passo (ed è la mia personale opinione), il fascismo democraticamente eletto e strisciante si paleserà in tutta la sua essenza.

Guai a toccare certi argomenti, sgraditi al governo. Mio dio! Significherebbe FARE INFORMAZIONE. E ciò non è carino…L’informazione quando libera, curiosa, democratica va combattuta. Vuoi mai che – per disgrazia e ignoranza dei nostri lettori – qualcuno inizi a pensare con la propria testa e mettere in dubbio il 64virgolaqualcosapercento di gradimento?

Vuoi mai che il nostro Presidente del Consiglio, l’on. dott. Silvio Berlusconi se ne abbia a male? Ma cos’è questa Costituzione? Non c’è nemmeno una pagina di pubblicità. E cos’è la democrazia, se non quella cosa che più gli aggrada secondo i numeri degli elettori? Democrazia sì, ma a colpi di sondaggio.

Certo, per alcuni (forse molti) queste sono considerazioni esagerate. “Il fascismo vero voi non l’avete mai conosciuto”. Vivaddio no…ma non voglio nemmeno conoscerlo ora. Anche agli inizi del fascismo (si, quello “vero”), vi era una certa indifferenza nei confronti di ciò che faceva la politica. Indifferenza e menefreghismo, perché il proprio orticello è sempre molto più importante dei campi dei vicini.

Tant’è…Di fatto, ora, le necessità di una sola persona stanno diventando molto più importanti di quelle dei molti. E fin che il gregge non alza la testa, va tutto bene. Ma – c’è da chiedersi – davvero abbiamo un bisogno fisico di qualcuno che pensi e agisca per conto e nome nostro? Pare di si. Amiamo farci vestire dagli altri. Amiamo chi ci cuce addosso i suoi desideri, le sue aspirazioni, le sue idee. Pare proprio che non si sappia esattamente quale sia il meccanismo che ci porta a pensare col nostro cervello. Perché – anche qualora dovessimo trovarlo – scopriremmo che è davvero faticoso attuarlo.

Giornalismo, giornalismi, si diceva. Ma quale? Quello “addomesticato”? Quello che non fa arrabbiare il capo supremo? Tutto il resto è noia, diceva il poeta. Ma – seppur noioso – va combattuto. E allora via, attacchiamo tutta la stampa, anche quella estera. Attacchiamo tutti i giornalisti quando fanno domande “scomode”. Perché ci sono anche quelle “comode”? Le “non domande”?. Non sopporto chi fa le “non domande” chi si pone, genuflesso, facendo considerazioni. Mai domande. Perché domandare sarà anche lecito, ma rispondere non è più cortesia.

Non sono certo io – giornalista nata sulle pagine di un settimanale informatico, Linea EDPa poter dare lezioni di giornalismo. Ma non starò zitta, perché posseggo una coscienza politica, sociale, democratica, che ama l’informazione libera. Tutta, voglio sottolineare…

Viva la diversitàche potrà esserci fin quando ci sarà democrazia. Fin quando non torneranno le “veline” (non le ballerine show-girl, ma notizie gradite al governo passate su carta velina, appunto), fin quando qualcuno non inizierà a chiudere giornali e telegiornali, reti tv e radio. Fino a quando qualcuno non appoggerà più legalmente i giornalisti scomodi o non passerà più gli spot di certe trasmissioni. Fino a quando…

…già. Fino a quando?

Sveva Stallone, giornalista…

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3 thoughts on “Giornalismo, giornalismi. Democrazia, democrazie…”

  1. La Democrazia non è una conquista definitiva: va riguadagnata giorno per giorno.
    Sempre.
    Il fatto che uno Stato si sia dotato di un assetto democratico in un certo momento della sua storia, non è affatto una garanzia che ai principi democratici si assoggetti anche in seguito. E non basta che a parole, negli slogan, continui a citare il termine “democrazia”: gli atti dicono se ci sia corrispondenza con le affermazioni propugnate. E sono gli atti che ci fanno dubitare che si sia ancora in una situazione effettivamente democratica. Ed è inutile che il “diversamente alto”, “diversamente onesto” e con coazione a mentire continui ad usare il solito slogan: “La maggioranza degli elettori mi ha votato”. A parte che, con gli attuali sistemi elettorali, con anche liste bloccate e quindi senza possibilità di preferenze, gli eletti e le maggioranze possono essere espressione della minoranza degli aventi diritto, le condizioni di base perché si possa parlare di “elezioni democratiche” consistono essenzialmente in una possibile consapevolezza di quelli che votano. E se, come da noi, ci si trova da circa un ventennio in una situazione di “lavaggio del cervello” generalizzato, reso possibile dagli attuali mezzi di condizionamento di massa, ben difficilmente si potrà parlare di scelte democratiche. E se trenta milioni di persone in tal modo rimbecillite, prendono una decisione, è abbastanza facile che si tratti di una idiozia. Pensiamo pure se la criminalità organizzat, usando i metodi che preferisce, fa eleggere dei suoi esponenti, non per questo si tratta di un esempio di “democrazia”.
    E … non dimentichiamolo: Hitler – sì, proprio lui – ai suoi tempi è stato DEMOCRATICAMENTE eletto.
    Oggi non è necessario fare un’altra “Marcia su Roma”: può essere sufficiente l’appropriazione dei mezzi di informazione (sic!) di massa, TV in primis.

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