Senza parole…


Terremoto dell'IrpiniaUna volta si trattava di una vignetta muta, pubblicata sulla famosa Settimana Enigmistica o su qualche quotidiano. Oggi – per ciò che sento – è il mio sentimento. Sono davvero senza parole. Vi ho augurato una Pasqua Serena per e-mail, ma certamente l’animo non è gaio.

Non so che dire, davvero. Il terremoto in Abruzzo mi ricorda anche altri disastri, rimasti “disastrosamente” nell’oblio, dopo aver invocato l’aiuto (sempre solerte) della popolazione tutta e delle istituzioni.

Irpinia…vi dice qualcosa questa parola? Siamo un popolo dalla memoria MOLTO corta e affetto da sempre da demenza senile, ancorché giovani…siamo un popolo che non alza la testa, come il famoso gregge di John Brunner.

Sicché diventa strettamente necessario ricordare che vi sono persone che – a vent’anni dal disastro – vivono ANCORA nelle baracche. Persone che vi sono nate, in quelle baracche. Di più – persone che non hanno mai smesso di sognare una casa…ma sempre in quelle baracche.

Ecco, cari svevanettiani, di questo ho paura. Proprio tanta. Confido solo nel fatto che questo disastro è passato sotto gli occhi del Mondo e che per non fare brutta figura con tutti i governi – dall’Albania allo Zimbabwe – questa volta i nostri governanti non potranno pascersi con i soldi della ricostruzione e che gli abruzzesi non passeranno vent’anni nelle tende o nelle baracche.

No, questa volta no…

lOvE,

con estrema kattiveria

sVevA

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One thought on “Senza parole…”

  1. Mi viene da ridere: il terremoto in Abruzzo non finirebbe nel dimenticatoio perché Berlusconi non può rischiare una brutta figura, visto che il mondo ci osserva!!! :-)))))
    Sono solo gli italiani (in maggioranza televisioti) che non si sono accorti che in questi anni di brutte figure Berlusconi ne ha fatte a iosa e la stampa internazionale non ha mancato di rimarcarle, mentre i mezzi di informazione (sic) nostrani, grazie ai vari pennivendoli di regime, non hanno fatto altro che nascondere la polvere sotto al tappeto, magnificando inesistenti doti del “nostro” e considerazioni positive da parte dei “potenti”, normalmente inesistenti, quando non fatte passare per tali solo le necessarie dichiarazioni diplomatiche nei riguardi di un paese amico o alleato.

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