Vivere con 650 euro: politici e sindacalisti, vi va di provare?


quarto_stato_okIl titolo di questo intervento è al contempo una proposta reale e una provocazione. Infatti, una delle cose che mi procura rabbia e fastidio è ascoltare in varie trasmissioni parlamentari, segretari di partito, segretari di sindacato discettare sulle varie modalità per far arrivare famiglie e lavoratori a fine mese. Sembra sempre una presa in giro, soprattutto perché coloro che ne parlano non hanno MAI provato le reali difficoltà della vita.

Ma non è giusto criticare senza essere – in qualche modo – propositivi. Quindi, ecco la mia (seria) proposta: prendiamo tutti questi personaggi e diamo loro in mano un assegno o dei contanti per l’ammontare di 650 euro.

Inibiamo per UN MESE tutti i conti in banca, tuttte le carte di credito, tutti i contatti e i canali preferenzali e facciamoli vivere in un appartamento da 35 mq, con la famiglia, le bollette da pagare, l’affitto, la benzina per la macchina e la spesa da fare.

Ossia, tutte cose con cui la maggior parte degli italiani (non ricchi e non privilegiati) deve sempre fare i conti, con uno stipendio medio di quella portata. Naturalmente si tratta di un metodo “soft”, che costringe solo per un mese a una vita normale.

Potrebbero uscire proposte più fattibili della social card (per richiederla, gli anziani devono sottoporsi a un percorso burocratico notevole. Scoprendo a social card in tasca, che magari NON ne aavevano diritto), proposte maggiormente  concrete: come aiutare fattivamente i 40/50enni che hanno perso lavoro a reinserirsi in ambito professionale e non sentirsi inutili (troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare), permettere ai lavoratori le cui aziende hanno chiuso, per qualsiasi ragione, di usufruire di un assegno di sostentamento (erogabile magari per tre anni, con lo sprone di trovare lavoro, aiutati dalle stesse istituzioni) che consenta loro di sopravvivere al periodo di forzata inattività; aiutare giovani e donne a NON essere sfruttati nel lavoro, con contratti a progetto che – puntualmente – vengono poi disattesi, allo scadere degli stessi, proprio prima di essere riconfermati.

Certo, mi rendo conto che queste proposte porterebbero di dieci anni avanti questo Paese, in ambito sociale e lavorativo e porterebbero politici e sindacalisti non produttivi e attaccati ai propri privilegi – prima ancora che al loro lavoro di servizio verso cittadini e lavoratori – di SCROSTARSI dalle rispettive poltrone e provare – almeno per una volta – cosa voglia dire perdere il lavoro e tirarsi su le maniche.

Ma – se proprio desideriamo che l’Italia raggiunga gli altri paesi eurpei – è questa la strada da percorrere. Il reale problema sta nella volontà di chi gestisce le nostre risorse, di coloro che abbiamo eletto (si, li abbiamo chiamati noi a rappresentarci) a fare i nostri interessi. L’economia, il lavoro, lo stato sociale migliorano solo se chi è chiamato a fare questo lavoro (ed è stramaledettamente pagato per farlo), lo fa in tutta cocienza. Stando attento – prima di ogni altra cosa – al bene del proprio Paese, della propria Regione, della propria città e – si – anche di ogni singolo individuo.

Per fare questo – però – ognuna delle figure summenzionate dovrebbe provare almeno per un mese a vivere come un comune cittadino (ed ecco il perché del mio suggerimento). Sono convinta che ne scaturirebbero delle reali proposte per il miglioramento della situazione attuale.

Sveva Stallone

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