All’improvviso, una sera, tre sconosciuti…


E’ accaduto molto tempo fa. Nel secolo scorso, una serata di giugno…Momenti caldi e non solo per l’estate appena iniziata. Erano gli anni a essere caldi.

25 giugno 1970. Estate. L’Italia era appena uscita dai problemi del ’68, ma negli anni successivi sarebbero accadute cose peggiori.

Nel 1970, ancora lotte nelle fabbriche. Le tute blu erano in costante fermento. I sindacati barricati sulle loro posizioni. Il terrorismo nascva sotto i migliori auspici, trovando un humus notevole per la sua successiva crescita ed espansione.

25 giugno 1970, ore 20. Un uomo rientra a casa dal lavoro. Fa l’operaio alla Lagomarsino, una ditta che produce macchine calcolatrici per ufficio (con il marchio “+x-:”), il cui proprietario non si può proprio definire di idee democratiche. L’uomo, rappresentante sindacale della CGIL rientra, come sempre, percorrendo la stessa strada, per prendere lo stesso mezzo che lo porterà a casa.

Cinisello Balsamo, a una quindicina di chilometri da Milano, sede della ditta.

Quella sera l’operaio e sindacalista Alfredo Stallone sta tornando a casa. Chissà a cosa sta pensando. Forse a sua moglie, forse ai bambini “Avranno fatto i bravi?” “Fabrizio sarà riuscito a combinare ancora qualcosa?” “E Nicoletta? E Sveva?”.

Ecco, forse a questo stava pensando quando…

all’improvviso, sbucati dal nulla, tre sconosciuti gli si parano davanti. Non si può proprio dire che l’uomo sia di statura minuta, anzi. E’ alto 1,78 e pesa tra i 75 e gli 80 chili. Non un fuscello, quindi.

Ma “loro” sono in tre. E hanno la meglio. Si scopre che sono in macchina: scendono da una macchina, lo circondano e iniziano a picchiarlo. Con manganelli, forse e comunque colpi inferti con corpi contundenti che fanno proprio pensare a quello. L’uomo cerca di reagire, forse. Ma non ce la fa.

Continua la lotta. Continuano i colpi…uno, due, tanti…in testa, in faccia, sul corpo.

L’uomo cade a terra. Colpito ferocemente, ma non ancora morto. Lo prendono, gli legano un sacchetto (forse) attorno alla testa per farlo soffocare (vuoi mai sia ancora vivo…).

Simulano un’aggressione “malavitosa”, incaprettandolo e facendogli fare due volte a capo in giù, il giro del campo (quale? si vocifera “la fossa dei serpenti”, vecchio campo tra Cinisello e Milano).

L’uomo respira ancora, poco…ma loro non lo sanno. Credono, anzi, che sia morto e lo lasciano lì.

Lo trova verso le 5 del mattino una signora che sta andando a lavoro in bici. Il seguito non ho voglia di scriverlo. L’unica cosa che so è che gli assassini non sono mai stati trovati e il mandante ormai fuggito in Australia, forse è morto…

Per questo, per altro, per tutto…fate SEMPRE i bambini kattivi!

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One thought on “All’improvviso, una sera, tre sconosciuti…”

  1. Ciao Sveva,
    il fatto, come sai, lo avevo già sentito. Ma rileggerlo mi ha fatto e mi sta facendo venire ancora i brividi. Purtroppo non sei stata la sola a subire questi tragici misfatti. E, quel che è peggio, la cosiddetta “Giustizia” di allora (che ricordo bene: dal caso Pinelli, Valpreda etc)era molto “colorata”, ma di nero.
    E che in quegli anni non sia stata fatta luce su delitti che andavano a svantaggio di una certa parte sociale e politica, è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti quelli che non hanno le fette di salame sopra gli occhi: bombe del 25 aprile, Piazza Fontana, Serantini, Fausto e Iaio etc, etc documentano quanto inesistente sia stata quella che oggi “alcuni” bollano come “Magistratura rossa”.
    Ti sono sempre vicino.

    Roderigo

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