La vendetta è un piatto da gustarsi freddo


– Seconda parte –

di Roderigo di Brankfürten

Alla fine del lavoro lo videro allontanarsi in direzione della città, da cui tornò, dopo qualche ora, con una decina di libri legata sul portapacchi. Le tanto invidiate auto si trovavano sempre nella rimessa (più di una persona era riuscita a sbirciare e aveva giurato che si trovavano al solito posto) e, da allora, Luigi fu sempre visto pedalare sulla sua antica bicicletta. “Fu sempre”: oddio, da allora, in realtà, Luigi fu visto in giro sempre meno spesso. Gli amici non lo vedevano quasi più e, alla richiesta di spiegazioni, rispondeva solo con monosillabi che mettevano in chiaro la sua intenzione di troncare ogni indagine sull’argomento.

Invece, Luigi si era rimesso a studiare. Intendiamoci: non studi regolari in qualche scuola di specializzazione, ma studi da autodidatta, in quei settori che lui aveva sempre trascurato, limitandosi allo stretto indispensabile per essere promosso agli studi. Così, nella sua stanza, fecero la comparsa libri di Analisi Matematica, di Statistica, di Matematica Superiore, di Fisica nelle sue varie discipline, ma, con particolare frequenza, tutto quello che avesse attinenza col Tempo. Naturalmente imperavano libri di elettronica in tutte le varie ramificazioni, nonché libri di Ingegneria e Costruzioni: sembrava, in sostanza, di essere in una biblioteca di interfacoltà di discipline tecnico-scientifiche.

Dopo poco gli amici smisero di vederlo. Il tempo che Luigi non passava al lavoro, era ormai impiegato sui libri e nel suo garage da cui, ogni tanto, si intravedeva qualche bagliore azzurrino tipico di una saldatura ad alta temperatura.Col tempo gli abitanti del paese si abituarono al nuovo modus vivendi di Luigi e non ci fecero più caso. Solo qualche ragazza ripensava, con nostalgia, alle belle corse in spider, col vento che si infiltrava tra i capelli, carezzandole con energia il viso e facendole sentire la pienezza della sua giovane età e naturalmente, ripensava con nostalgia anche al “dopo corsa”, quando questa volta era Luigi a farle assaporare le meraviglie della propria giovinezza.

Tutto continuò in questo modo per qualche anno. Ormai quasi nessuno ricordava più Luigi e le sue belle auto d’epoca. Fino a quando successe un fatto strano: Luigi un bel giorno non si presentò al suo lavoro. Era sempre stato ligio e preciso per quanto riguardava i suoi doveri, per cui, preoccupati, i suoi padroni lo cercarono. Ma, nulla: sembrava essersi volatilizzato. Nessuno lo aveva visto in giro, ma in casa non c’era. Vennero avvertite le Autorità competenti che svolsero un sopralluogo, anche perché, durante la notte, si era vista una luce improvvisa e fortissima provenire dalla sua casa e, dopo qualche secondo, ancora il buio.
Le sue auto e la bicicletta erano al loro posto. La casa era in ordine e, apparentemente, non mancava nulla. In paese non si era vista nessuna persona estranea, con la quale Luigi potesse essersi allontanato all’improvviso: a questo si era pensato, avendo trovato nel garage un giornale del mattino, ma distribuito in una città vicina. Ma, per quanto si cercasse, Luigi non si trovava.

Come se nulla fosse, il mattino successivo, sorridente come non lo si vedeva da anni, Luigi fu visto inforcare la sua bici e pedalare verso l’abituate posto di lavoro. Si scusò moltissimo col suo principale per l’inconveniente. Aveva dovuto, disse, allontanarsi improvvisamente e imprevedibilmente per una questione “molto importante per la sua vita” e non aveva avuto nemmeno il tempo di avvertirlo.

Da quel giorno Luigi tornò quello di un tempo: riprese i contatti con gli amici (anche se sulla sua “scomparsa di un giorno” fu sempre assolutamente evasivo: ci fu chi parlò di “rapimento da parte di extraterrestri” – ricordando l’improvviso e fugace intenso bagliore – e lui lasciò dire, senza affermare e senza smentire), tornò ad usare, con molta parsimonia, le sue auto d’epoca, senza mai perderle di vista, tornò a scarrozzare qualche bella ragazza, fino a che per una di queste perse la testa e, dopo pochi mesi, convolò a nozze, entrando nel normale anonimato delle persone comuni.

Anche della sua “scomparsa di un giorno” adagio adagio nessuno parlò più, così che Luigi tornò ad essere in tutto e per tutto uno dei normali abitanti del paese, né troppo ricco, né troppo povero, dotato, per fortuna, di buona salute, affezionato e ricambiato dalla bella moglie e padre orgoglioso di alcuni figli. Del suo momento di notorietà si perse anche il ricordo, permettendogli di trascorrere un’esistenza tranquilla. Se solo si fosse saputo …

Beh, inutile dirlo…il seguito la prossima settimana!

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