Informazione: silenzio stampa


Sveva Stallone

Sono parsi due giorni lunghissimi. Due giorni di silenzio, a parte le solite finestre informative dei tele e radio giornali, condotte da giornalisti autorizzati dai vari comitati di redazione. Ancora silenzio, ancora un bavaglio volontario sempre più stretto, poiché a ridosso dello sciopero dei primi di ottobre. Quest’ennesima protesta è causa ancora una volta dall’atteggiamento di chiusura da parte degli editori: Fieg, Associazione dell’emittenza locale Aeranti-Corallo e Agenzia per il Pubblico impiego Aran.

Alla Fieg, il Sindacato dei giornalisti contesta le proposte sulla parte economica biennale sul lavoro autonomo e sul recepimento della Legge 30 relativa alle flessibilità del mercato del lavoro. Proprio sul lavoro autonomo, una delle maggiori chiuse della Fieg è non ritenere il tema dei freelance e dei collaboratori un possibile oggetto di qualsiasi trattativa futura. Questo, poiché la stessa Fieg afferma di non essere l’interlocutore più adatto. Con chi – si chiede dunque la Fnsi – si deve trattare per questo tipo di figure?

Proprio di queste posizioni non ci si deve stupire: anche tra i giornalisti vi è chi nega il fenomeno dei collaboratori a progetto, degli “stagisti” (soprattutto di questi ultimi), dei co.co.co rinnovati a oltranza, senza mai giungere all’assunzione o al praticantato. Il Sindacato dei giornalisti ha denunciato anche la netta chiusura dell’associazione delle emittenti locali Aeranti-Corallo. In questi due giorni di black-out dell’informazione, infatti, alcune emittenti locali non hanno aderito allo sciopero, costringendo i giornalisti e le giornaliste a lavorare comunque.

L’organizzazione Aeranti-Corallo, che oggi rappresenta aziende che occupano oltre mille giornalisti quasi tutti contrattualizzati, si ostina e respingere la piattaforma della Fnsi tendente a migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle colleghe (costrette a leggere le e-mail in trasmissione, magari con un contratto di praticantato) e dei colleghi uniformando, in particolare, il regime dell’orario di lavoro a quello degli altri giornalisti. Nel comunicato della Fnsi, si legge alla fine: “Il Sindacato non ha ancora ottenuto risposta dall’Aran alla richiesta di apertura delle trattative per il contratto dei giornalisti degli Uffici Stampa della Pubblica amministrazione. Una mancata risposta che contrasta, con la recentissima sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma, che ha sancito la legittimità contrattuale della Fnsi, peraltro chiaramente prevista dalla Legge 150/2000. Nei prossimi giorni il Sindacato dei giornalisti formalizzerà nuovamente all’Aran la richiesta di fissare la data di inizio delle trattative.”

Significativa, in tutto questo contesto, la lettera che il Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, ha inviato al segretario della Fnsi e ai Presidenti degli Ordini regionali in merito agli scioperi dei giornalisti: “Ho tardato qualche tempo, per rispondere alla lettera che sollecitava interventi nei confronti di alcuni colleghi che consentivano l’uscita dei loro giornali, nei giorni di sciopero. (…) Ma, certo, in varie città, sono stati segnalati episodi sgradevoli e, certo, l’Ordine non può passare sotto silenzio il clima di intimidazione – e, qualche volta, di ricatto – che si respira in alcune redazioni. E’ censurabile la volontà di alcuni colleghi che – ricoprendo ruoli significativi nella gerarchia del giornale – chiamano al lavoro precari, free-lance o stagisti che non sono nelle condizione di rifiutare per la debolezza implicita nei loro minuscoli contratti di collaborazione. Improvvisano così una redazione affidando incarichi impropri e praticamente soltanto per il tempo dello sciopero, al solo scopo di fare uscire un giornale che, altrimenti, non potrebbe essere realizzato”.

(articolo tratto da Bread&Roses NEWS)

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