Dal blog dei ragazzi di Locri


lunedì, 07 novembre 2005

Cosa rimarrà?

All’indomani della manifestazione che ha unito l’Italia intera in una lotta aperta e dichiarata alla mafia sono tante e diversificate le reazioni dei semplici cittadini della Locride: c’è l’insegnante che si complimenta con i propri alunni perché hanno dimostrato finalmente che i giovani della generazione odierna non sono privi di valori come spesso si è voluto far intendere; c’è il padre di famiglia che, anche se un po’ intimorito per l’attenzione riversatasi sul figlio in prima fila nella Lotta, è orgoglioso di avergli inculcato sani e retti principi; c’è il politico che nel sedersi come ogni giorno sulla sua poltrona, prova una divesa sensazione nel rimettersi a lavoro, colpito forse dai tanti messaggi e dai tanti slogan che lo vedono come primo imputato e colpevole per i recenti avvenimenti… ma c’è anche la giovane signora impiegata, e come lei tanti altri, che giudica ciò che è successo soltanto come una giornata diversa dalle altre, forse una giornata in cui tanta gente è scesa in strada solo perché attirata da così tanto clamore o per pura curiosità, e che ha in testa la convinzione che prese di coscienza del genere si verificano periodicamente in risposta ad un avvenimento che abbia sconvolto gli animi e sono luci che appaiono e scompaiono nel giro di un baleno…

..E allora cosa dovremmo pensare noi giovani che tanto ci siamo impegnati e tanto abbiamo fatto perché tutto nella giornata del 4 Novembre andasse per il meglio? È stata soltanto semplice forma l’aver portato nella piazza principale di Locri più di diecimila persone? Solo per dovere di presenza e per visibilità, magari in vista delle prossime elezioni politiche, quei sindaci e quelle autorità hanno sfilato con noi per le strade? Davvero di noi, presenti alla manifestazione di Locri, non resterà niente, come niente resterà nei cuori dei calabresi che per un giorno si sono sentiti meno soli di fronte al problema mafia?

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